Dover dire addio ad un cortisonico storico come il KENACORT ( o KENALOG ) per gli ortopedici e non solo sarà molto difficile.
NB: Leggi aggiornamento del 26/05/2026 sui provvedimenti relativi di AIFA LINK
Anche se non il solo cortisonico depot sul mercato, il Triamcinolone acetonide non sarà facilmente rimpiazzabile con analoghi prodotti steroidei.

Speriamo che la situazione sia solo transitoria, ma il fatto che non si conosca una reale causa della indisponibilità potrebbe rappresentare un fattore negativo.
Noi confidiamo in un arrivederci e non in un addio.
Questo prodotto, presente in ogni ambulatorio ortopedico, fisiatrico, reumatologico ospedaliero o privato, ma anche nella borsa di molti medici ci ha permesso per decine di anni di gestire e spesso risolvere la fase acuta di molti problemi muscoloscheletrici.
Se ben usato risulta infatti ben tollerato ed efficace.
Il problema dei farmaci carenti o indisponibili è ben noto agli organismi sanitari regolatori.
L’ AIFA nel nostro paese monitorizza costantemente la situazione e cerca di aiutare farmacie ed ospedali nella soluzione del problema fornendo anche istruzioni metodologiche di come affrontare e risolvere nell’immediato quando è possibile la mancanza sul mercato.

Il cortisone nella storia della medicina

L’introduzione dei corticosteroidi nella pratica clinica rappresenta uno degli sviluppi farmacologici più significativi del XX secolo, ponendo le fondamenta non solo per la terapia sistemica delle malattie autoimmuni e di molte urgenze cliniche, ma anche, indirettamente, per lo sviluppo delle terapie locali come l’iniezione intrarticolare.
La genesi della terapia corticosteroidea è indissolubilmente legata al lavoro pionieristico di Philip Showalter Hench, un reumatologo della Mayo Clinic.
Già dal 1929, Hench investigava il ruolo di sostanze derivate dalla ghiandola surrenale nel contesto dell’artrite reumatoide (AR).
Il culmine di questa ricerca fu raggiunto nel 1948, quando per la prima volta fu somministrato un composto corticosteroideo a un paziente affetto da AR.
Fece allora il giro del mondo la notizia che un paziente artritico era tornato grazie al cortisone ad inforcare la sua bicicletta a dispetto della gravità della sua AR.
Il cortisone per via generale e per via locale iniettiva
Nonostante l’euforia iniziale, l’uso cronico e diffuso del cortisone per via sistemica, specialmente per patologie come l’artrite reumatoide, rivelò rapidamente un profilo di sicurezza non sempre accettabile a lungo termine.
Gli effetti collaterali gravi, tra cui sindrome di Cushing iatrogena, osteoporosi, disturbi metabolici, ipertensione arteriosa e rischio infettivo, divennero un limite invalicabile per la terapia di mantenimento.
È fondamentale riconoscere che le perplessità nell’uso sistemico del cortisone non erano dovute alla sua mancanza di efficacia, ma alla sua incapacità di essere veicolato selettivamente; ciò ha guidato l’evoluzione della ricerca verso derivati con specifici profili di solubilità e la tecnica dell’iniezione locale.
L’uso per via infiltrativa dei cortisonici
Il medico americano Joseph L. Hollander (1910-2000) e il suo gruppo di colleghi a Philadelphia sono universalmente riconosciuti per aver ideato e standardizzato la terapia steroidea intrarticolare, iniziando le loro sperimentazioni nel 1951.
Il successo clinico arrivò con l’introduzione dell’Idrocortisone Acetato.
Hollander osservò che l’iniezione di 25 mg di Idrocortisone Acetato era generalmente ben tollerata e produceva un sollievo sintomatico entro 24 ore.
Questo fu il primo agente ad ottenere un sollievo significativo e prolungato nei pazienti con sinovite reumatica grave.
La chiave del successo dell’Idrocortisone Acetato risiedeva nella sua formulazione.
A differenza dei corticosteroidi idrosolubili (che verrebbero rapidamente riassorbiti nel circolo sistemico), l’Idrocortisone Acetato era formulato come una sospensione di microcristalli.
Questi cristalli, una volta iniettati nello spazio sinoviale, si dissolvevano lentamente, creando un effetto depot (deposito) locale.
Questo meccanismo prolungato permetteva al farmaco di agire sulla membrana sinoviale infiammata per un periodo esteso, spesso settimane o mesi, e al contempo limitava il riassorbimento sistemico, riducendo la probabilità di effetti collaterali generalizzati.
L’arrivo del Triamcinolone acetonide alla fine degli anni cinquanta

Nonostante l’Idrocortisone Acetato abbia aperto la strada, era necessaria l’identificazione di derivati sintetici più potenti e con un effetto depot ancora più robusto per affrontare le infiammazioni più resistenti.
Alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso si arrivò alla sintesi del Triamcinolone Acetonide (TA), commercializzato storicamente come Kenacort o Kenalog.
Il Kenacort rappresenta il successivo e significativo miglioramento nella terapia depot intrarticolare, superando l’Idrocortisone Acetato sia in potenza che in durata.
E così con piccole modifiche di nomenclatura o della confezione siamo arrivati ai giorni nostri potendo mettere a disposizione dei pazienti un arma potente e discreta di fronte a quadri clinici molto dolorosi o con importanti limitazioni funzionali.
Quando si usano in ortopedia le infiltrazioni steroidee?
La terapia con infiltrazioni locali a base di cortisonici si è molto ridimensionata negli ultimi decenni rispetto a qualche possibile abuso negli anni del dopoguerra, trovando un adeguato utilizzo in situazioni ben delimitate e per breve periodo.
La semplicità di esecuzione e il rapido effetto, molto apprezzato anche dai pazienti, in passato aveva anche dato luogo ad una pressante richiesta da parte di malati cronici nella ricerca di un periodo di miglioramento anche se non sempre duraturo.
Spesso rappresentava anche una “scorciatoia” per il raggiungimento di alcuni obiettivi di salute rispetto a vie più impegnative, attive e faticose come l’esercizio fisico o la riabilitazione.
Oggi l’utilizzo clinico è molto più responsabile, talvolta addirittura contrastato da una certa avversione generica da parte del paziente verso il “cortisone” .
Oggi rappresenta sicuramente una base solida e validata nella terapia di molte urgenze nelle patologie muscoloscheletriche.
L’ampia offerta di sostanze rigenerative per via iniettiva
Contemporaneamente molte nuove sostanze sono entrate nell’uso clinico iniettivo locale in ambito ortopedico.
Facciamo riferimento agli acidi ialuronici, al collagene, ai fattori di crescita piastrinici ( PRP ) tutti fondamenti dell’attuale Ortobiologia.
Ma in alcune condizioni ed in assenza di controindicazioni il ricorso iniziale e breve all’infiltrazione cortisonica è determinante.
Ma i cortisonici iniettivi deposito sono pochi !
Nei casi di capsulite adesiva o spalla congelata l’infiltrazione di corticosteroidi rappresenta inizialmente un presidio irrinunciabile.

Risolta la fase iperalgica sono possibili altri trattamenti medici e riabilitativi che risulterebbero inefficaci in prima istanza.
Un altra indicazione classica è rappresentata dalla artrosinovite del ginocchio in quadri reumatologici o degenerativi come l’artrosi, in cui l’artocentesi ( asportazione del liquido in eccesso ) se necessaria è seguita dall’infiltrazione di un cortisonico depot.

E poi le varie borsiti da quella sottoacromiale alla spalla a quella olecranica al gomito, dalla trocanterica all’anca alla prerotulea e zampa d’oca al ginocchio.
Nel frattempo attenzioneremo alternative terapeutiche altrettanto valide, sperando di tornare a vedere presto sui carrelli la mitica scatola giallo ocra.