Dopo aver esaminato in un recente post le caratteristiche principali della traumatologia sportiva in età pediatrica e adolescenziale con particolare riguardo alla prevenzione, esamineremo a grandi linee in questo post i principi di cura.
Ci riferiremo soprattutto alle patologie più comuni legate all’overuse e direttamente collegate alle peculiarità della struttura fisica di bambini ed adolescenti.

Gestione della fase acuta
Il trattamento immediato delle lesioni sportive acute è essenziale per limitare il danno e accelerare il recupero.
Le linee guida per il primo soccorso sono riassunte nell’acronimo PRICE:
● Protezione: Impedire che l’area interessata subisca ulteriori danni.
● Riposo (Rest in inglese): Limitare immediatamente l’uso dell’arto o della parte lesionata.
● Ghiaccio (Ice in inglese): Applicare refrigerazione (ghiaccio o cold pack avvolto in un panno) per controllare il dolore e minimizzare la tumefazione.
● Compressione: Utilizzare un bendaggio compressivo, preferibilmente elastico, per minimizzare l’edema e stabilizzare l’area.
● Elevazione: Sollevare l’arto al di sopra del livello del cuore per facilitare il drenaggio venoso e ridurre il gonfiore.
In rapporto all’evoluzione del quadro clinico nei giorni successivi all’infortunio può essere necessaria la valutazione medica ed eventuali esami diagnostici ( ecografia, radiografia, risonanza magnetica ).
Le fratture epifisarie
Una lesione tipica dell’età dell’accrescimento è la frattura che coinvolge la cartilagine d’accrescimento, non più presente nell’adulto.
L’interessamento traumatico di queste strutture può interferire con l’accrescimento di quel segmento osseo rappresentando un rischio grave per il giovane atleta.
Le fratture che coinvolgono la cartilagine di accrescimento, o epifisi, sono classificate secondo il sistema di Salter-Harris in base all’entità del coinvolgimento della cartilagine di accrescimento.

La classificazione delle fratture epifisarie di Salter – Harris
Questa classificazione è fondamentale perché il tipo di frattura determina direttamente la prognosi e il rischio di complicanze a lungo termine, in particolare i disturbi della crescita.
Il sistema distingue cinque tipi principali di lesioni:
● Tipo I: La frattura avviene lungo la linea della cartilagine d’accrescimento con separazione della epifisi dalla metafisi; è considerata la meno grave.
● Tipo II: Frattura che attraversa la cartilagine di accrescimento estendendosi alla metafisi; è il tipo più frequente con prognosi solitamente favorevole se curata adeguatamente.
● Tipo III: Frattura che coinvolge sia la cartilagine di accrescimento che l’epifisi (intra-articolare). Può portare a complicanze se non trattata adeguatamente.
● Tipo IV: Frattura che attraversa cartilagine di accrescimento, epifisi e metafisi. Ha una prognosi con alto rischio di complicanze.
● Tipo V: Frattura da schiacciamento o compressione della cartilagine d’accrescimento, non facile da diagnosticare; ha complicanze e postumi tipo deformità permanente con alta probabilità, per fortuna è il tipo più raro.
Come abbiamo visto la prognosi tende a essere peggiore progressivamente per le fratture Salter-Harris di tipo III, IV e V.
Questi tipi sono associati a un rischio significativamente più elevato di complicanze poiché coinvolgono direttamente le cellule germinative della cartilagine o la schiacciano, compromettendo l’attività di crescita e allungamento.
Le complicanze delle fratture epifisarie si manifestano a distanza di tempo
I principi di cura e l’obiettivo primario nel trattamento di una frattura epifisaria sono di ottenere una riduzione accurata, ripristinando l’allineamento anatomico del segmento osseo per prevenire danni secondari.
È essenziale che i genitori e i pazienti siano informati della possibilità di complicanze a distanza, anche dopo la guarigione apparente.
La probabilità di disturbi di crescita è maggiore nei pazienti più giovani.
Un danno parziale alla cartilagine di accrescimento (saldatura parziale) può causare un arresto asimmetrico dell’accrescimento, portando a deformità assiali del segmento osseo in varo o valgo.
Una compromissione completa dell’attività di allungamento esita invece in un accorciamento dell’osso.
La cura delle apofisiti ( Osgood-Schlatter, Sinding-Larsen Johansson e Sever )
Il principio fondamentale del trattamento per la malattia di Osgood-Schlatter, la Sindrome di Sinding-Larsen Johansson così come per il morbo di Sever è la gestione conservativa, che inizia con l’educazione del paziente e della famiglia, rassicurandoli sul fatto che la condizione è legata alla crescita e si risolverà nel tempo.
L’obiettivo immediato nelle osteocondrosi è la riduzione del dolore e del gonfiore.
Contrariamente alla tendenza storica di prescrivere riposo assoluto e prolungato, l’approccio moderno enfatizza un programma di riabilitazione strutturato e progressivo.

L’attività sportiva deve essere ridotta, modulata e diversificata, senza una vera e propria interruzione se non per pochi giorni dopo la diagnosi.
Il trattamento conservativo delle apofisiti segue tipicamente tre fasi definite:
- Fase 1 (Riduzione del Dolore): Gestione del carico e, se necessario, uso di esercizi isometrici (come la spinta al muro) per ottenere sollievo sintomatico.
- Fase 2 (Recupero Precoce): Concentrata sul recupero della mobilità e sull’inizio del rinforzo muscolare, spesso tramite esercizi a basso carico.
- Fase 3 (Forza e Ritorno allo Sport): L’obiettivo è riacquistare la forza completa e la capacità di carico, preparando l’atleta al rientro; questa fase include la progressione da esercizi come il double leg bridge e l’air squat a esercizi più complessi e unilaterali come lo split squat e, infine, esercizi di salto (pliometria).
La fisioterapia è quindi un elemento cruciale, utilizzando tecniche per ridurre il dolore e l’edema, ma soprattutto somministrando esercizi terapeutici per migliorare la forza e la capacità di carico sin dai primi giorni post-infortunio, evitando l’eccessiva immobilizzazione e il riposo non funzionale.
La durata della malattia può essere variabile da 1 a 3-4 mesi, ma la diagnosi precoce ed il rapido ricorso alle cure idonee riduce notevolmente il periodo.
Il ritorno allo sport dopo un infortunio
Il ritorno allo sport è un momento decisionale cruciale, definito come la capacità dell’individuo infortunato di riprendere la propria attività sportiva al livello precedente il trauma.
Deve essere perciò decisionale e multifattoriale, superando la semplice cronologia post infortunio.
La valutazione funzionale oggettiva tramite ad esempio il test di salto deve essere obbligatoriamente affiancata dalla valutazione della qualità del movimento nel piano frontale e, in modo cruciale, da strumenti psicometrici come la scala TSK-11.
Il mancato allineamento tra la prontezza fisica e la fiducia psicologica è un predittore significativo di re-infortunio.

Nella traumatologia sportiva pediatrica anche il rientro in campo è momento essenziale della cura
Tuttavia la letteratura evidenzia che mancano linee guida basate sull’evidenza univoche per stabilire il momento esatto del rientro sul campo che senza criteri rigorosi rimane spesso una semplice ipotesi.
La decisione deve basarsi su una combinazione di criteri oggettivi e soggettivi.
In aumento ogni anno gli infortuni sulle piste da sci LINK
Valutazione Funzionale Oggettiva
I test funzionali sono essenziali per valutare il deficit residuo di forza e potenza.
I Single Leg Hop Tests (come il salto per distanza, il Square Hop o il Cross Over Hop e il Five Jump Testing) sono strumenti veloci e affidabili utilizzati per calcolare l’Indice di Simmetria degli Arti (LSI – Limb Symmetry Index).
Il ripristino della forza e della simmetria (LSI – Lower Limb Symmetry Index > 90% per il quadricipite e gli Hop Tests) è un prerequisito fondamentale.
Tuttavia gli Hop Tests misurano forza e potenza, ma sono insufficienti per valutare la qualità del movimento.
È necessario valutare i deficit cinematici, in particolare nel piano frontale, durante attività ad alta intensità come il cambio di direzione o la corsa.
Asimmetrie nel CoD ( Cambio di Direzione ) non pianificato, come un aumento dell’ondeggiamento ipsilaterale del tronco o l’abbassamento controlaterale del bacino, sono indicatori di controllo neuromuscolare inadeguato.
Queste anomalie sono fortemente associate a un rischio aumentato di re-infortunio, specialmente dopo una ricostruzione del LCA.
Il supporto psicologico dopo infortunio
Anche se non rientra negli obiettivi di questo post è imprescindibile l’aspetto psicologico nel ritorno in campo del giovane atleta dopo un incidente di percorso, almeno in alcuni casi.
Il ritorno a giocare dopo un infortunio non è solo una questione di muscoli e articolazioni, ma coinvolge profondamente la sfera psicologica dell’atleta.
La letteratura scientifica concorda sull’importanza di integrare la riabilitazione fisica con un percorso psicologico mirato, che tenga conto delle emozioni, delle paure e delle risorse individuali.
Solo così sarà possibile accompagnare l’atleta verso un ritorno alla performance efficace, sicuro e duraturo.

I dolori di crescita – Growing Pains
E’ bene sapere che i “growing pains” rappresentano la causa più frequente di dolore notturno episodico in età prescolare e scolare.
Sono dolori muscoloscheletrici benigni che interessano prevalentemente gli arti inferiori, possono manifestarsi anche di notte, disturbando il sonno e con andamento intermittente e irregolare.
Benché non correlati all’attività sportiva, possono mimare condizioni da sovraccarico ed è bene tenerli presenti.
La diagnosi è clinica e di esclusione, specie per patologie anche gravi.
Una volta fatta la diagnosi il trattamento è prevalentemente rassicurante, tendendo alla risoluzione spontanea con la pubertà.
Si può ricorrere a stretching, massaggi, e paracetamolo se necessario.
I farmaci nella cura della traumatologia sportiva in età pediatrica
E’ sempre una decisione difficile ricorrere all’uso di farmaci in queste situazioni.
Nel trattamento del dolore muscoloscheletrico in età pediatrica si devono prediligere farmaci con buon profilo di sicurezza e indicazione pediatrica consolidata.
Il paracetamolo rappresenta la prima linea per il dolore lieve-moderato.
I FANS (come ibuprofene o naprossene) sono indicati per il controllo dell’infiammazione in apofisiti, distorsioni o patologie da overuse ma prevalentemente ad uso locale ( gel, creme o cerotti ) ed evitando trattamenti prolungati.
È da evitare l’uso routinario di corticosteroidi sistemici, riservandoli a casi selezionati.
Altrettanto dicasi per supplementazioni di calcio, tanto richieste dai familiari del piccolo infortunato, se non di fronte a situazioni particolari.
L’approccio farmacologico deve sempre essere integrato con fisioterapia e adattamento del carico sportivo, in modo da ridurne l’uso al minimo indispensabile.
La Fitoterapia in Pediatria
Ci avvaliamo in questo settore della collaborazione della Dr.ssa Tiziana Soncini medico esperto in Omeopatia e Fitoterapia ed in medina sportiva in età pediatrica.

Nella nostra esperienza tornano molto utili nella traumatologia sportiva pediatrica alcuni principi attivi antinfiammatori ed analgesici di origine vegetale, di cui ci siamo ampiamente occupati.
Particolarmente sicuri in pediatria risultano la bromelina, anche per via generale, l’ arnica montana , ad uso locale e per via generale solo in formulazioni omeopatiche, sempre dietro prescrizione medica.
In particolare i fitoterapici vanno sempre somministrati dietro controllo del pediatra o altro specialista del settore e non vanno mai acquistati attraverso canali di vendita non sicuri, come il web o il porta a porta.