La traumatologia sportiva pediatrica per le sue peculiarità nei confronti di un organismo in crescita necessità di particolare attenzione alla prevenzione.
L’attività sportiva è diventata parte integrante della vita dei bambini che sempre più precocemente vengono avviati anche all’attività agonistica giustificando l’aumento dell’incidenza di tali lesioni nell’età evolutiva.
In età pediatrica ed adolescenziale l’organismo presenta particolare specificità.

La partecipazione alle attività sportive in età evolutiva espone i giovani atleti a un rischio di lesioni che presenta caratteristiche uniche rispetto alla popolazione adulta.
Il corpo del bambino e dell’adolescente è caratterizzato da uno scheletro in fase di crescita con strutture anatomiche deputate all’accrescimento osseo che rappresentano il principale “anello debole” dell’apparato muscolo-scheletrico.
La cartilagine di accrescimento, o di coniugazione o metafisaria è la struttura cruciale responsabile della crescita in lunghezza delle ossa.
Va assicurata in questa fase della vita una adeguata assunzione di calcio e vitamina D in genere assicurata da alimentazione e stile di vita.
Le differenze strutturali e funzionali tra età evolutiva ed adulta
Mentre nell’adulto le lesioni traumatiche acute tendono a concentrarsi sui legamenti, tendini e muscoli, nell’atleta scheletricamente immaturo le forze di taglio e trazione si scaricano prevalentemente sulle cartilagini d’accrescimento.
Questa zona, in particolare la sua porzione ipertrofica, è meccanicamente meno resistente delle vicine metafisi o epifisi ossificata, rendendola particolarmente suscettibile ai traumi.
L’apparato muscolo-scheletrico del bambino presenta peculiarità anatomiche (cartilagini di accrescimento, periostio più spesso e resistente), biomeccaniche (osso più plastico, differente elasticità e squilibrio muscolo-tendineo nel periodo di accrescimento rapido) e fisiologiche (metabolismo più attivo con aumento progressivo della capacità di resistenza allo sforzo) rispetto all’adulto.
Inoltre si crea uno sviluppo asincrono tra osso (che cresce rapidamente) e tessuti molli circostanti (tendini, muscoli e fasce) che può generare forti squilibri nelle forze di trazione.
Le differenze di genere in età evolutiva
Tali caratteristiche si modificano nel corso della crescita anche in base al genere.
La maturazione scheletrica, e di conseguenza la chiusura delle cartilagini di coniugazione non è uniforme e varia in base al genere: le cartilagini distali del femore e prossimali della tibia si chiudono intorno ai quattordici anni nelle femmine e ai sedici anni nei maschi.

Alcuni studi hanno dimostrato che l’età di picco per patologie come la Sindrome di Osgood-Schlatter (OSD) si manifesta prima nelle ragazze (9-10 anni) rispetto ai ragazzi (14 anni), riflettendo questa differenza fisiologica.
Non considerare tali peculiarità comporta errori nell’allenamento e nella preparazione atletica, costituendo la causa fondamentale delle lesioni da sovraccarico ( overuse ).
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Gli infortuni sportivi giovanili più frequenti
Gli infortuni sportivi giovanili possono essere categorizzati in diverse classi, riflettendo meccanismi traumatici distinti:
- Lesioni da uso eccessivo (Overuse): Risultanti da stress ripetitivo sui tessuti in crescita, come le apofisiti.
- Traumi contusivi: Danni diretti ai tessuti molli.
- Fratture e Lussazioni: Lesioni ossee e articolari, spesso coinvolgenti le cartilagini d’accrescimento.
- Distorsioni e Stiramenti acuti dei tessuti molli: Riguardano muscoli, legamenti e capsule articolari, raramente i tendini.
È importante notare che sebbene i traumi legati all’accrescimento (come le fratture apofisarie) rimangano prevalenti, l’incidenza di lesioni complesse tipiche dell’adulto, come le lesioni del Legamento Crociato Anteriore (LCA) siano in aumento.
Questa incidenza è cresciuta di circa il 2-3% all’anno negli Stati Uniti, un dato che si correla sia a una maggiore intensità e specificità
dell’attività sportiva giovanile sia ai miglioramenti nelle tecniche di imaging diagnostico.

Sebbene la prevenzione riguardi potenzialmente tutti i tipi di infortuni sopra ricordati, dalle fratture dell’epifisi distale del polso alla condromalacia rotulea, dalla spondilolisi alla malattia di Perthes, quelli più suscettibili di successo sono sicuramente quelli da sovraccarico funzionale, uso eccessivo o overuse.
Le più comuni lesioni da uso eccessivo
La Sindrome di Osgood-Schlatter ( OSD )
La Sindrome di Osgood-Schlatter è l’apofisite da trazione più comune, nota anche come osteocondrosi della tuberosità tibiale
anteriore.
Speculare a questa e con caratteristiche analoghe è la Sindrome di Sinding-Larsen Johansson che interessa il polo inferiore della rotula, su cui si inserisce prossimalmente il tendine rotuleo.
L’ OSD causa un dolore infiammatorio localizzato nel ginocchio con tumefazione della tuberosità ed è frequente negli sport che richiedono salti, corsa e cambi di direzione rapidi (es. pallavolo, basket, calcio).
L’incidenza dell’OSD può variare dal 6.8% al 33% tra gli atleti adolescenti, più frequente nei maschi.

Come già menzionato, l’età di picco è di circa 12 anni in generale, ma si verifica tipicamente tra i 9 e 10 anni nelle ragazze e intorno ai 12 – 14 anni nei ragazzi, riflettendo la differenza nell’inizio della maturazione scheletrica.
Sebbene la diagnosi sia primariamente clinica, l’imaging, in particolare la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), consente una stadiazione dettagliata del danno apofisario, distinguendo tra una fase iniziale (Fase 1, senza segni visibili ad esami radiologici) e una fase terminale o di guarigione (Fase 4), dove si osserva la proliferazione di nuovo tessuto osseo.
Questa stadiazione è essenziale per monitorare l’evoluzione della lesione e l’esame serve ad escludere anche altre patologie, anche gravi possibili in questa sede in età adolescenziale.
La patologia è spesso autolimitante anche se può durare oltre l’anno e si risolve con la chiusura della apofisi ma è consigliabile la sospensione temporanea o la modulazione dall’attività sportiva, il riposo, il potenziamento muscolare con particolari attenzioni e l’allungamento.
Pur essendo malattia a prognosi benigna non va banalizzata potendo permane nel tempo inestetismo locale e difficoltà nell’accovacciamento e inginocchiamento.
Se non curata residua a fine crescita un “ossicolo doloroso” sporgente che può richiedere l’asportazione chirurgica.
Il Morbo o malattia di Sever
Il Morbo di Sever (apofisite calcaneare) è un’altra patologia da sovraccarico comune in età pediatrica, caratterizzata da dolore sordo localizzato all’inserzione del tendine di Achille sul calcagno.
I sintomi tipici includono dolore durante la dorsiflessione passiva della caviglia e la riproduzione della sintomatologia attraverso il test di compressione del calcagno (squeeze test).
Anche in questo caso, il dolore può portare a zoppia, ma è generalmente assente la tumefazione locale.
Si manifesta tra il 7° ed il 15° anno come espressione di un disturbo di ossificazione secondario al sovraccarico generato dalle forze di tensione che insistono sul calcagno ad opera del tendine di Achille e della fascia plantare.
Radiograficamente si caratterizza per l’iperdensità e frammentazione del nucleo di ossificazione apofisario.

Il protocollo terapeutico prevede generalmente riposo o modulazione dell’attività sportiva, uso di plantari, rialzi calcaneari ed
esercizi di stretching del tricipite surale e rinforzo muscolare eccentrico.
La prevenzione degli infortuni sportivi in età pediatrica
Gestione dei ritmi e variazione della disciplina
Uno dei principali fattori di rischio modificabili per le lesioni da uso eccessivo (overuse) è la specializzazione precoce e intensa nello sport.
La pratica esclusiva di un solo sport per lunghi periodi, specialmente senza pause regolari, pone gli atleti in età scolare a un rischio significativamente
maggiore di sviluppare queste lesioni.
Per mitigare questo rischio è fondamentale limitare il numero o il ritmo di allenamenti e di partite che il bambino gioca in una stagione e incoraggiare pause regolari, durante le quali si raccomanda la pratica di sport alternativi (secondo un principio di variazione).
Questo non solo riduce la specificità del carico sui tessuti in crescita, ma è anche utile per lo sviluppo di ulteriori abilità motorie e per la salute
psicofisica generale.
Il riscaldamento e la preparazione fisica generale
Il riscaldamento non è un semplice esercizio preparatorio, ma una componente essenziale della prevenzione degli infortuni.
Un riscaldamento eseguito correttamente produce un aumento della temperatura e della vascolarizzazione muscolare locale che si traduce in un miglioramento documentato della funzionalità muscolare.
Parallelamente la prevenzione efficace richiede attenzione sulla qualità del movimento, includendo esercizi che migliorino la stabilità posturale e rafforzino le catene muscolari, elementi fondamentali per il controllo neuromuscolare e la riduzione del rischio di sovraccarico.
Questo aspetto deve avere carattere generale che miri a fortificare il giovane nella sua globalità e nel rispetto del suo accrescimento a prescindere dall’ attività motoria specifica.
Per massimizzare l’efficacia della prevenzione, i semplici esercizi di stretching statico o il riscaldamento generico devono essere sostituiti o integrati da programmi neuromuscolari strutturati e basati sull’evidenza.
I protocolli di allenamento specifici
Quando possibile è consigliabile seguire protocolli ben definiti elaborati e rilasciati dalle federazioni in base alla specifica disciplina e per fasce di età.
Ne è esempio il Protocollo FIFA 11+ e la sua versione per i più piccoli, il FIFA 11+ Kids (6-14 anni) che rappresentano esempi di programmi standardizzati.

Questi protocolli sono specificamente progettati per migliorare la forza, la pliometria e l’equilibrio.
Il programma si articola tipicamente in tre parti, includendo corsa a bassa intensità, esercizi per la forza, la pliometria e l’equilibrio, e corsa ad alta intensità.
L’aspetto più critico di questi programmi risiede nella correzione dei pattern di movimento scorretti.
Ad esempio, gli esercizi di forza e stabilità su una singola gamba (come lo Single-Leg Stance o lo Skating Jump) devono essere eseguiti con attenzione per evitare errori biomeccanici comuni, quali il cedimento del ginocchio verso l’interno (valgismo dinamico) o l’inclinazione sbilenca del bacino.
Questi errori sono la manifestazione di un controllo neuromuscolare inadeguato nel piano frontale e sono riconosciuti come meccanismi chiave che predispongono a traumi gravi, in particolare le lesioni del ligamento crociato anteriore.
Pertanto, il successo del protocollo di prevenzione dipende non tanto dalla quantità di esercizio svolto, quanto dalla rigorosa correzione di tali disallineamenti cinematici durante le fasi di atterraggio e stabilità.
La prevenzione strutturata si configura, quindi, come una rieducazione mirata del controllo motorio verso l’esecuzione corretta del gesto atletico specifico.
Cogliere subito i primi segni di disagio
E’ fondamentale che allenatori e preparatori, ma anche i familiari, colgano per ogni soggetto eventuali segni di disagio o veri e propri sintomi spia di problemi che potrebbero poi manifestarsi più gravi.
La paura o l’incertezza prima ancora del disturbo vero e proprio non è solo un ostacolo emotivo, ma un fattore biomeccanico di rischio: l’insicurezza può indurre il giovane atleta ad adottare movimenti compensatori e modelli cinematici imprecisi per evitare il dolore o il possibile infortunio, aumentando di fatto la probabilità di farsi male.
Meglio sottoporre il bambino a controllo medico ai primi segni di disagio o insicurezza senza sottovalutare il problema.