Il tendine d’Achille è il più forte e più spesso del corpo umano, ma anche fragile e sensibile a diversi insulti.
E’ stato calcolato che in un soggetto giovane e sano il suo limite di rottura è attorno ai 400 chilogrammi.

È il tendine comune dei due muscoli del polpaccio costituenti il tricipite surale: gastrocnemio e soleo fissandoli alla superficie posteriore dell’osso chiamato calcagno.
Il tendine d’Achille ha almeno due funzioni importanti, consente ai muscoli superficiali della gamba posteriore di flettere in basso ( plantarmente ) il piede e stabilizza l’articolazione della caviglia durante il ciclo del passo.
Cenni di anatomia
Il tendine achilleo ha origine come un’ampia lamina aponeurotica dall’estremità distale del muscolo gastrocnemio.
Il tendine è unito dalle fibre muscolari del soleo a circa 4 centimetri sopra l’articolazione della caviglia ( giunzione miotendinea ).
Infine il tendine passa sopra l’articolazione della caviglia e si inserisce sulla superficie posterosuperiore del calcagno ( giunzione osteotendinea ).
Le fibre tendinee non corrono rigorosamente verticalmente mentre scendono, ma piuttosto si organizzano a spirale per aumentare resistenza ed elasticità.
Le fibre del soleo raggiungono l’osso soprattutto medialmente mentre quelle del gastrocnemio prevalentemente sulla superficie laterale del calcagno.
Il muscolo plantare gracile
Alcune volte anche il tendine del muscolo plantare gracile si fonde con il tendine achilleo, mentre in altri casi si inserisce separatamente sull’aponeurosi plantare.
Il gracile è un muscolo lungo e sottile che si estende dietro il ginocchio e superficialmente nella regione posteriore della gamba.
E’ un muscolo con molte varianti anatomiche, addirittura assente nel 10 % della popolazione, che contribuisce alla flessione plantare del piede e del ginocchio.

In caso di rottura del tendine d’Achille questo piccolo muscolo può provocare la flessione plantare del piede ma non la stazione eretta per la sua debolezza.
La vascolarizzazione del tendine d’Achille
L’apporto vascolare al tendine proviene da due fonti: il terzo prossimale e quello distale sono irrorati dall’arteria tibiale posteriore, mentre l’arteria fibulare o peroneale irrora il terzo medio del tendine.
La porzione centrale del tendine è quella più scarsamente vascolarizzata rispetto alle altre: questo può spiegare la maggiore incidenza di lesioni in questa specifica sede, probabilmente a causa di una inadeguata riparazione dei tessuti dopo lesioni o traumi dovuta alla ridotta irrorazione.
Il tendine, per la sua conformazione istologica, il basso turnover metabolico e la precaria vascolarizzazione, rappresenta l’anello debole della catena osso-tendine-muscolo.

Lesioni traumatiche possono determinare un’ulteriore riduzione della vascolarizzazione e creare i presupposti per una patologia tendinea.
Si tratta della ” zona critica ” o in inglese ” watershed zone ” che interessa lo spazio prossimale compreso tra i 2 e i 7 cm dall’inserzione distale.
Qui si concentra la maggior parte della patologia tendinea ed anche la tragica rottura.
I quadri patologici più frequenti del tendine d’Achille
I quadri clinici più frequenti che si riscontrano a carico dell’ Achilleo sono la tendinite, la peritendinite, la tendinosi, la lesione parziale o totale.
La struttura microscopica o macroscopica di un tendine viene alterata da stiramenti ripetitivi e possono insorgere, in una fase iniziale, infiammazione ed edema.
Infatti, le prime manifestazioni cliniche della sofferenza tendinea da sollecitazione eccessiva sono la tendinite, la peritendinite o la borsite tendinea.
Se il danno procede, si può instaurare una degenerazione del tessuto tendineo con tendinosi, lacerazioni parziali e rotture complete.
Esiste poi anche la possibilità che si realizzi se pur più raramente la lesione traumatica aperta o esposta in ambito lavorativo, sportivo o domestico.
La tendinite achillea e la peritendinite
La tendinite acuta indica una reale infiammazione intratendinea con cellule infiammatorie, edema, dilatazione capillare e produzione di fibrina.
Frequentemente la tendinite acuta si presenta con modificazioni simili nei tessuti peritendinei e i sintomi soggettivi di questi ultimi dominano il quadro clinico.
Per queste ragioni, la diagnosi di tendinite acuta è più istologica che clinica, in quanto è difficile stabilire quando sia coinvolto il solo tessuto tendineo.

La peritendinite achillea è riscontrabile negli sportivi praticanti atletica leggera (velocità), danza, pallacanestro, calcio e colpisce prevalentemente gli uomini tra i 26 e i 33 anni, ed è più frequentemente monolaterale.
L’inizio dei sintomi è graduale, e il dolore e l’ispessimento diffuso del paratendine sono i sintomi e i segni principali.
Il dolore incrementa con l’attività fisica e diminuisce con il riposo.
Tipicamente provocano dolore la dorsiflessione e la flessione plantare della caviglia, specialmente se effettuati contro resistenza.
Il dolore è maggiore al mattino e nelle prime fasi dell’esercizio.
Se la condizione non viene trattata, la sintomatologia progredisce fino a rendere l’atleta incapace di praticare il proprio sport.
Alle peritendiniti molto spesso si accompagnano zone di degenerazione intratendinea che caratterizzano e precludono se non trattate il quadro delle tendinosi.
La tendinosi achillea
Clinicamente il termine tendinosi può essere descritto come un’area focale di degenerazione intratendinea che può essere inizialmente asintomatica.
Nella tendinosi pura non sono presenti segni di infiammazione intratendinea.
La tendinosi è un insieme di entità istologiche con degenerazione (ipossica, mucoide, mixoide, ialina, grassa, fibrinoide, metaplasia fibrocartilaginea o ossea) che colpisce le cellule tendinee e le fibre collagene, come pure i componenti della matrice non collagena.
Nelle prime fasi della tendinosi la funzione tissutale può essere mantenuta e il paziente è asintomatico rendendo la patologia ancora più insidiosa.
Spesso è però presente un ingrossamento più o meno esteso del corpo tendineo che può essere riscontrato dal soggetto o in corso di visita.

Da non confondere questo ingrossamento con la deformità o la sindrome di Haglund LINK
Progressivamente la situazione si aggrava e compaiono i sintomi e le modificazioni biomeccaniche quali un deficit di forza dei muscoli interessati e dei gruppi muscolari sinergici, stato di tensione e contrattura con conseguente perdita di elasticità dell’unità muscolo-tendinea, alterazioni dell’equilibrio muscolare tra agonisti e antagonisti.
La lesione del tendine d’Achille
Se le alterazioni istologiche e biomeccaniche sopra ricordate non vengono trattate e risolte, possono determinare la non completa ripresa funzionale e predisporre il tendine a nuove recidive, specie per lo sportivo che riprende l’attività agonistica, talvolta anche gravi, fino alla rottura del tendine.
Le modificazioni che più comunemente si riscontrano nelle rotture del tendine come conseguenze frequenti delle tendinosi sono i vari tipi di degenerazione ipossica, mucoide, fibrinoide, grassa, condroide fino alla calcificazione o all’ossificazione.

Lesione parziale
La lesione parziale è il risultato di un sovraccarico singolo o ripetuto che ha provocato la rottura di alcune fibre o fasci di fibre; questa lesione avviene più spesso nelle sedi più interessate dalla tendinosi.
La sintomatologia dolorosa è proporzionale alla lesione vascolare, all’ematoma e all’ampiezza delle zone andate in necrosi.
Lesione totale
La rottura completa del tendine è l’evento finale della patologia da sovraccarico e si verifica in un tendine gravemente degenerato.
Questo evento tragico talvolta avviene apparentemente senza alcuna sintomatologia dolorosa precedente e senza alcun preavviso.
In questo caso è necessaria la riparazione chirurgica del tendine seguita da immobilizzazione ed un adeguato periodo di riabilitazione.
La frequente tendinopatia inserzionale
Un quadro clinico molto frequente a carico del tendine d’Achille è la sofferenza dell’entesi ( la zona di inserzione del tendine sull’osso calcaneare ) che trova ugualmente origini da sovraccarichi funzionali in associazione o meno a fattori predisponenti come tensione o accorciamento del tendine o della catena cinetica posteriore.
In questa condizione patologica si può avere anche la formazione di un vero e proprio sperone calcaneare che rappresenta la trasformazione del tessuto tendineo in senso cartilagineo e osseo.

Come mantenere sano il tendine d’Achille
Risulta fondamentale riconoscere i primi segni di sofferenza del tendine d’Achille per intervenire sul fronte della rimozione delle cause di disturbo e della cura delle prime alterazioni finché sono reversibili.
Ci siamo avvalsi per questo dell’aiuto dell’ intelligenza artificiale ( IA ) consultando una delle banche dati più specializzate in ricerca medica.
Riportiamo di seguito e per esteso, senza modifiche, la risposta fornita dal portale DougallGTP alla domanda Quali sono i trattamenti per la tendinopatia d’Achille ?
La risposta dell’ intelligenza artificiale
Il trattamento della tendinopatia di Achille può variare a seconda della gravità della condizione e delle esigenze individuali del paziente. Ecco una panoramica dei trattamenti comunemente utilizzati:
- Modifiche dell’Attività: Ridurre o modificare le attività che aggravano il tendine d’Achille è spesso il primo passo. Questo può includere la riduzione dell’attività fisica o l’adozione di esercizi a basso impatto.
- Terapia Fisica: Laserterapia, ultrasuoni, crioterapia: evidenza scientifica limitata, possono essere considerate come coadiuvanti.
- Esercizi Eccentrici: Sono particolarmente efficaci per promuovere la guarigione del tendine sia nella forma inserzionale che non inserzionale. Questi esercizi aiutano a rafforzare il tendine e migliorare la sua resistenza.
- Terapia Manuale: Può includere massaggi e manipolazioni per migliorare la mobilità e ridurre il dolore.
- Dispositivi Ortopedici: L’uso di plantari o talloniere può aiutare a ridurre lo stress sul tendine d’Achille. LINK
- Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS): Possono essere utilizzati per ridurre il dolore e l’infiammazione.
- Terapie Avanzate:
- Terapia con Onde d’Urto ( ESWT ) : Utilizza onde sonore per stimolare la guarigione del tendine, particolarmente utili nelle forme croniche e resistenti. LINK
- Terapia con Campo Elettromagnetico Pulsato (PEMF): Può essere utilizzata come trattamento aggiuntivo per alleviare il dolore e migliorare la funzione.
- Interventi Chirurgici: In casi gravi o quando i trattamenti conservativi falliscono, può essere considerata la chirurgia per rimuovere il tessuto danneggiato o riparare il tendine.
- Iniezioni: In alcuni casi, possono essere utilizzate iniezioni di corticosteroidi o altre terapie iniettive per ridurre l’infiammazione. LINK
- Splint Notturni: Possono essere utilizzati per mantenere il tendine in una posizione allungata durante la notte, riducendo il dolore mattutino.
È importante che il trattamento sia personalizzato in base alle condizioni specifiche del paziente e che sia supervisionato da un professionista sanitario. La riabilitazione e il monitoraggio continuo sono essenziali per un recupero efficace.
E brava l’ intelligenza artificiale !
Concordiamo pienamente con i cardini del trattamento elencati da DougallGPT soprattutto per quanto riguarda il ricorso alla consulenza di uno specialista e ad un trattamento personalizzato.
La nostra esperienza di molti anni di lavoro sul campo è a vostra disposizione.
