Tradizionalmente, trovare l’omocisteina aumentata porta solitamente ad una interpretazione di un aumentato fattore di rischio per malattie cardiovascolari, demenza e fratture.
Di per se quindi l’ iperomocisteinemia non sarebbe associata ad alcun sintomo o patologia ma solo ad un più alto rischio di incorrere in alcune malattie.
Ma studi recenti evidenziano la concomitanza di omocisteina aumentata e stanchezza cronica, fino alla spossatezza e perdita di motivazione nella vita e nel lavoro.

L’omocisteina è un amminoacido solforato non proteogenico presente nell’organismo in piccole quantità.
Infatti non entra nella formazione di molecole proteiche come altri aminoacidi.
Ma si colloca invece all’incrocio di vie metaboliche fondamentali per l’omeostasi cellulare, derivando esclusivamente dal catabolismo dell’amminoacido essenziale metionina, introdotto con il regime dietetico.
Il metabolismo dell’ omocisteina
Il controllo delle sue concentrazioni intracellulari ed ematiche è garantito da due vie principali che agiscono in modo sinergico e complementare: la via della rimetilazione e la via della transolfurazione.

La via della rimetilazione
La via della rimetilazione converte l’omocisteina nuovamente in metionina attraverso due meccanismi indipendenti.
Il meccanismo principale, ubiquitario, è catalizzato dall’enzima metionina-sintasi, che richiede la vitamina B12 (cobalamina) come cofattore essenziale ed il 5-metiltetraidrofolato come donatore di gruppi metilici.
La sintesi di 5-metiltetraidrofolato ( 5-MTHF ) è regolata dall’enzima metilenetetraidrofolato reduttasi utilizzando l’acido folico ( o vitamina B9).
Il secondo meccanismo, localizzato principalmente a livello epatico, è indipendente dai folati e si avvale dell’enzima betaina-omocisteina metiltransferasi, che utilizza la betaina, un derivato della colina, come donatore di gruppi metile.
La via della transolfurazione
La via della transolfurazione, al contrario, incanala in modo irreversibile l’omocisteina verso la sintesi di cistationina e successivamente di cisteina.
Questa via è catalizzata dall’enzima cistationina beta-sintasi, il quale richiede come cofattore essenziale il piridossal-5-fosfato, la forma biologicamente attiva della vitamina B6.
Quando una di queste vie metaboliche è compromessa, sia a causa di anomalie genetiche strutturali degli enzimi sia per carenze dei cofattori vitaminici, l’omocisteina si accumula all’interno della cellula per poi essere riversata nel compartimento plasmatico, determinando la condizione nota come iperomocisteinemia.
Queste premesse un pò noiose sono indispensabili per comprendere la relazione con i livelli di omocisteina con adeguata disponibilità di vitamine B e folati.
I valori normali di omocisteina nel sangue
Le soglie analitiche per definire la normalità dell’omocisteina nel sangue presentano lievi discrepanze nella letteratura clinica e nelle linee guida di laboratorio, sebbene esista un consenso generale sulla classificazione del rischio associato ai livelli ematici del metabolita.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) propone parametri specifici differenziati per sesso e fascia di età per riflettere le variazioni fisiologiche dello sviluppo e della massa muscolare, definendo l’iperomocisteinemia come un valore superiore a 13 micromoli/L negli uomini, 10,1 micromoli/L nelle donne e 11,3 micromoli/L nei ragazzi di età inferiore ai 14 anni.
L’iperomocisteinemia è una condizione estremamente comune nella popolazione generale, con una frequenza stimata tra il 5% e il 7%.

Il significato clinico della iperomocisteinemia
L’omocisteina alta è considerata un vero e proprio fattore di rischio e pertanto un utile marcatore per diversi stati patologici come complicanze gravidiche, alcune forme di cancro, malattie cardiovascolari e trombosi.
L’innalzamento dei livelli di omocisteina riconosce un’eziologia complessa e multifattoriale, riconducibile ad alterazioni genetiche, carenze di micronutrienti essenziali e patologie sistemiche o stili di vita inadeguati.
Le cause più frequenti di omocisteina aumentata
Le carenze alimentari rappresentano la causa principale di iperomocisteinemia lieve e moderata nella popolazione generale.
Un apporto insufficiente di acido folico, vitamina B12 e vitamina B6 impedisce il corretto funzionamento dei complessi enzimatici responsabili del metabolismo dell’omocisteina.
La carenza di vitamina B12 incide sia sulla via delle rimetilazione che quella della transolfurazione.
Al contrario, in presenza di un deficit isolato di folati (vitamina B9), solo la via della rimetilazione risulta compromessa.
La suscettibilità termica di queste vitamine durante i processi di cottura costituisce una variabile critica spesso sottovalutata nella valutazione dietetica, poiché l’esposizione al calore provoca perdite significative dei micronutrienti.
Gli stili di vita influenzano pesantemente la concentrazione di omocisteina:
- l’abuso cronico di alcol altera l’assorbimento intestinale e compromette il ciclo dei gruppi metilici a livello epatico;
- il fumo di sigaretta promuove l’aterosclerosi e la nicotina interferisce direttamente con il metabolismo dei folati;
- un consumo di caffè superiore a tre tazze al giorno introduce teofillina, un alcaloide che inibisce l’assorbimento intestinale delle vitamine del gruppo B.
Omocisteina aumentata e fatica cronica
Un recente studio pubblicato su Nutrients ha posto attenzione nella relazione tra omocisteina aumentata, spossatezza, fatica cronica e perfino depressione con la carenza di vitamina B12 e folati ( vitamina B9 ).
Sono stati correlati i valori dell’ omocisteina, B9 e B12 nel sangue di 602 soggetti di entrambi i sessi con età media di 44 anni con i sintomi sopra ricordati.

La stanchezza cronica non sempre nasce solo da stress, insonnia o carichi di lavoro eccessivi.
Secondo questo studio giapponese, anche bassi livelli di vitamina B12 e folati, cioè vitamina B9, potrebbero contribuire alla sensazione persistente di affaticamento e alla perdita di motivazione, perfino in persone considerate sane.
Il dato centrale emerso dallo studio riguarda il legame tra livelli più alti di omocisteina e livelli più bassi di vitamina B12 e folati.
Questa associazione è stata osservata indipendentemente dal sesso dei partecipanti, suggerendo che la disponibilità di questi nutrienti possa incidere su alcuni meccanismi biologici collegati all’energia percepita.
I ricercatori hanno poi approfondito il rapporto tra omocisteina, stanchezza e motivazione distinguendo tra uomini e donne.
L’analisi ha tenuto conto di diversi fattori potenzialmente confondenti, tra cui età, durata del sonno, carico di lavoro e abitudini alimentari.
Carenza di vitamina B12 e B9 differenze di genere
Nei maschi i livelli più elevati di omocisteina sono risultati associati a una maggiore probabilità di riferire stanchezza fisica.
Nelle donne, invece, l’associazione più evidente è stata con una minore motivazione.
Le conclusioni pratiche dello studio sono che in alcuni casi la fatica persistente potrebbe essere il segnale di un equilibrio metabolico non ottimale.
Per questo, davanti a una stanchezza prolungata, può essere utile valutare anche l’alimentazione e, se necessario, alcuni parametri ematici.
Un omocisteina aumentata e la sua interpretazione passa anche dalla valutazione ed eventuale correzione di vitamina B9 e B12.