La Sindrome del tunnel tarsale rappresenta un quadro clinico insidioso non sempre facile da diagnosticare.
Interessa piede e caviglia distretti di cui già ci siamo occupati per l’impingement, la sindrome del seno del tarso e plantalgie diverse dalla fascite
plantare alla sofferenza dell’ abduttore dell’alluce.
Una forma particolarmente insidiosa da tenere presente è la neuropatia di Baxter.
E’ l’analoga alla caviglia della ben più famosa e comune Sindrome del tunnel carpale al polso che viene invece tirata in ballo per ogni disturbo della mano, anche quando si tratta di tutt’altra patologia.
Il tunnel tarsale come dice il nome è un canale che si trova dietro il malleolo mediale (la protuberanza ossea sul lato interno della caviglia).

È coperto da uno spesso legamento chiamato retinacolo dei flessori e al suo interno troviamo contenuti diversi tendini ( dei muscoli tibiale posteriore, flessore lungo delle dita e flessore lungo dell’alluce ), il nervo tibiale posteriore e l’arteria e la vena tibiale posteriore.

L’incidenza della patologia nella popolazione è sconosciuta, probabilmente anche sottostimata.
Sappiamo però che può colpire ad ogni età maggiormente nelle donne rispetto agli uomini.
Cos’è la Sindrome del tunnel tarsale ?
La sindrome del tunnel tarsale (TTS) è una malattia causata appunto dalla compressione o irritazione del nervo tibiale posteriore (o dei suoi rami) mentre viaggia attraverso il tunnel tarsale, uno spazio stretto delimitato in profondità dalle ossa della caviglia.
Questo si può realizzare per uno o più dei seguenti motivi:
- Piedi piatti e varo / valgo posteriore
- Gonfiore ed edema locale secondari a lesioni alla caviglia ( più del 40% sono postraumatiche specie per distorsioni gravi )
- Cisti gangliari o vene varicose
- Diabete (che può influire in generale sulla salute dei nervi)
- Malattie infiammatorie sistemiche (ad es. artrite reumatoide)
- Neoformazioni che occupano spazio nel tunnel (ad es. lipomi, speroni ossei, calli ossei esuberanti)
- Tendinopatie, tenosinoviti, cicatrici postchirurgiche, fibrosi locali

I sintomi della TTS
I sintomi possono variare di intensità e possono includere:

- Formicolio, bruciore o dolore simile a una scossa elettrica
- Intorpidimento della pianta del piede e/o delle dita dei piedi nel territorio innervato dal nervo tibiale posteriore
- Dolore che peggiora con l’attività e migliora con il riposo
- I sintomi possono irradiarsi all’arco plantare, al tallone o persino al polpaccio
La sintomatologia piuttosto vaga nei quadri iniziali e suggestiva in quelli più avanzati deve trovare conferma oltre che con un esame obiettivo accurato anche con esami diagnostici quali lo studio della conduzione nervosa con Elettromiografia, ecografia e/o risonanza magnetica.
Come si cura la Sindrome del tunnel tarsale ?
Secondo i sapientoni del web la TTS si cura con esercizi e movimento, ma vista la varietà delle cause che la provocano spesso l’approccio è più complesso.
E’ importante riconoscere la causa o i fattori favorenti la malattia ed agire su questi per quanto possibile.
Le cure conservative nei quadri iniziali prevedono il riposo, la riduzione dell’edema e infiammazione locali, la correzione dell’eventuale mal allineamento del retropiede.
Risultano utili taping, ortesi e calzature specifiche come i tutori dinamici.
Nei casi resistenti è indicato il trattamento con infiltrazioni steroidee o con altre sostante drenanti e antinfiammatorie.
Per molti anni questo è stato l’armamentario terapeutico a disposizione.
Negli ultimi anni al pari di quanto avvenuto nel più frequente tunnel carpale si è reso disponibile il trattamento con Onde d’Urto Focali a bassa intensità (Li-ESWT).

Analogamente a quanto avviene per la sindrome del tunnel carpale alcune forme di TTS in fase iniziale possono trovare giovamento dal trattamento con Shockwavetherapy.
Sono soprattutto i quadri post distorsivi della caviglia ( quasi la metà dei casi riscontrati ) per i benefici effetti su infiammazione, edema locale, tenosinovite reattiva, cicatrici ipertrofiche o fibrosi tissutali).
Questi trattamenti sono riservati a personale medico esperto provvisto di tecnologia adeguata con possibilità di modulare l’energia erogata.
Solo se i trattamenti conservativi falliscono può essere raccomandato un intervento chirurgico di apertura del tunnel tarsale e/o rimozione delle eventuali strutture compressive (cisti, legamenti fibrosi, ecc.) per decomprimere il nervo tibiale posteriore.