Il grasso corporeo ( o tessuto adiposo ) se rappresentato nell’organismo nelle giuste proporzioni e nelle sedi opportune non può che essere ” buono ” per la salute e meritevole di elogio.

Nei libri di medicina a dire il vero il tessuto adiposo è sempre stato molto trascurato.
Storicamente la magrezza era sinonimo di ristrettezza economica e di appartenenza a classi sociali disagiate.
Mentre qualche chilo in più segno di agiatezza e di appartenenza a ceti sociali più benestanti.
Nella cultura popolare ed in quella medica divulgativa attuale sicuramente il sovrappeso appare quasi esclusivamente mal visto ed osteggiato.
Inoltre l’ossessione dilagante del controllo del peso e degli esami del sangue relativi all’assetto lipidico lasciano poco spazio ad un equilibrato rapporto col grasso corporeo.
Però bisogna sapere che non tutto il grasso è nocivo per la nostra salute, anzi!
Detto questo è innegabile l’importanza dell’impegno sociale, sanitario e individuale contro l’obesità e le sue gravi conseguenze anche nell’infanzia.
Il grasso corporeo è un vero e proprio organo
Infatti il grasso corporeo o “tessuto adiposo” è un organo altamente specializzato, di importanza cruciale per la salute e la longevità.
Tra le sue molte funzioni, il grasso circonda e ammortizza organi vitali come i reni e ci isola dal freddo.
Il grasso corporeo significa anche salute, conferendo bellezza quando distribuito nelle giuste quantità e nei punti giusti.
Ma cosa fondamentale, il grasso è il nostro serbatoio di energia, una riserva calorica strategica per proteggere dalla fame e dalla scarsa alimentazione.

I nostri lontani antenati non avevano una disponibilità alimentare costante e garantita per cui le riserve energetiche del grasso hanno sicuramente assicurato la continuità della specie.
Uno degli organi che ha maggiore necessità di energia è il cervello e quando dormiamo a lui sono destinate un terzo delle calorie consumate.
Gli adipociti
Le cellule adipose ( adipociti ) non sono solo depositi di stoccaggio inerte.
Originano dalle cellule staminali ed hanno una durata media di circa 8 anni, collocandosi tra le cellule più longeve dopo quelle nervose ( neuroni ).
Le cellule adipose assorbono attivamente le calorie in eccesso subito dopo i pasti e le rilasciano in modo controllato in altri momenti, in base alle esigenze del corpo.
Il tessuto adiposo risponde anche ed emette una moltitudine di segnali chimici e messaggi neurali, aiutando a regolare il metabolismo e il sistema immunitario.
Per questo quando le cellule adipose non funzionano adeguatamente, si verificano grossi problemi all’organismo.
E queste cellule adipose sono tutt’altro che depositi di stoccaggio inerte.
Per fortuna le conoscenze scientifiche sul tessuto adiposo hanno subito un mutamento di paradigma radicale negli ultimi decenni.
Si è passati da una visione di mero deposito inerte di trigliceridi a quella di un organo endocrino, immunitario e metabolico di estrema complessità.
Il grasso bianco ( WAT ) ed il grasso bruno ( BAT )
La distinzione tra grasso di tipo bianco e di tipo bruno è stata fondamentale per la comprensione dei diversi ruoli funzionali.
Questa distinzione non risiede solo nella loro morfologia cellulare, ma anche nelle loro funzioni bioenergetiche antitetiche e complementari.
Mentre il WAT è specializzato nell’immagazzinamento efficiente dell’energia sotto forma di lipidi neutri, il BAT è programmato per la dissipazione energetica attraverso la termogenesi, un processo vitale per l’omeostasi termica e la stabilità metabolica.
Il grasso bianco ( WAT )
E’ il più rappresentato in assoluto.

Gli adipociti bianchi, componenti del WAT, sono caratterizzati da un’unica grande goccia lipidica che occupa la quasi totalità del citoplasma (unilocularità), spingendo il nucleo e i pochi mitocondri verso la periferia cellulare.
Questa configurazione è ottimizzata per la massima densità di stoccaggio energetico, consentendo all’organismo di sopravvivere a periodi di privazione nutrizionale fornendo acidi grassi liberi attraverso la lipolisi quando i livelli energetici si abbassano.
Queste cellule hanno scarsa vascolarizzazione ed un alta efficienza metabolica, per rispondere meglio alle loro funzioni di isolamento, riserva energetica, efficacia endocrina.
Sono localizzate principalmente nel tessuto sottocutaneo e nella zona addominale – viscerale.
L’obesità è caratterizzata dall’eccessivo stoccaggio di grasso all’interno degli adipociti bianchi.
Quindi se pur storicamente considerato un peso inerte, il WAT svolge ruoli fisiologici indispensabili che
vanno ben oltre la conservazione di calorie.
La sua funzione come regolatore sistemico dell’omeostasi energetica è cruciale per prevenire la lipotossicità in organi vitali come il fegato, il cuore e il muscolo scheletrico.
In specifiche regioni anatomiche, il WAT assume una funzione puramente strutturale e meccanica, agendo come un ammortizzatore essenziale.
Questo “grasso meccanico” è localizzato in aree critiche come i palmi delle mani, le piante dei piedi, le regioni
retro-orbitali e peri-articolari.
A differenza del grasso sottocutaneo o viscerale, questo tessuto è parzialmente risparmiato anche in condizioni di grave deficit energetico o in patologie come la lipodistrofia congenita generalizzata (CGL), evidenziando la sua importanza per l’integrità fisica e la funzione d’organo.
Il grasso bruno ( BAT )
Al contrario, gli adipociti bruni presentano una morfologia multiloculare, con numerose piccole gocce lipidiche distribuite nel citoplasma e una densità mitocondriale straordinariamente elevata.

La colorazione brunastra deriva dall’elevato contenuto di citocromi ferrosi nei mitocondri e dalla ricca vascolarizzazione necessaria per il trasporto di ossigeno e calore.
Sono molto meno rappresentati rispetto a quelli bianchi costituendo in tutto il corpo poche centinaia di grammi.
Queste cellule, già più ricche di mitocondri, producono con la respirazione cellulare meno ATP ( adenosina trifosfato ) destinata alla sintesi proteica e alla contrazione muscolare, dissipando l’energia sotto forma di calore nel processo di termoregolazione.
Anzi il BAT rappresenta il principale organo effettore della termogenesi adattativa nei mammiferi.
L’attivazione del BAT, stimolata principalmente dal freddo tramite il rilascio di norepinefrina dal sistema nervoso simpatico, trasforma questo tessuto in un potente “serbatoio metabolico” per il glucosio e i trigliceridi circolanti.
Questo meccanismo non solo aiuta a mantenere la temperatura corporea, ma stabilizza la glicemia e migliora la clearance dei lipidi, riducendo lo stress sulle cellule beta del pancreas e prevenendo la dislipidemia.
L’esercizio fisico, pur avendo effetti variabili sull’attivazione diretta del BAT, promuove l’imbrunimento del WAT sottocutaneo ( browning ) attraverso il rilascio di irisina dal muscolo in contrazione, mimando in parte gli effetti termogenici del freddo.
L’esposizione cronica o acuta al freddo rimane però il più potente attivatore del BAT adulto, portando a un aumento del tasso metabolico a riposo fino al 14%.
Popolazioni che vivono in ambienti estremi, come le regioni artiche, mostrano un’attività del BAT superiore e una migliore adattabilità termica, mediata anche da dinamiche ormonali tiroidee e marcatori genetici specifici.
Il tessuto adiposo nelle diverse fasce di età della vita
Il grasso segna la nostra vita fin dalla nascita e ci accompagna per tutta la nostra esistenza contribuendo alla nostra salute e longevità, oltre al nostro aspetto estetico attraverso meccanismi fisiologici diversi.
L’importanza relativa e la funzione del WAT e del BAT cambiano drasticamente lungo l’arco della vita, riflettendo le mutevoli esigenze fisiologiche e ambientali dell’organismo.
Le donne hanno mediamente un numero maggiore di adipociti rispetto ai maschi, perché possiedono circa il 30 % in più di grasso corporeo.
I neonati
Per i neonati, il BAT è fondamentale per la sopravvivenza immediata post-partum, infatti al momento della nascita i neonati affrontano un calo termico ambientale di almeno 10 °C rispetto all’utero materno.
Il BAT costituisce fino al 5% del peso corporeo del neonato, localizzato in depositi strategici come l’area interscapolare, il collo, le ascelle e la regione perirenale.

Questa distribuzione protegge gli organi vitali e riscalda il sangue circolante nei grandi vasi (arterie carotidi e vene giugulari) prima che raggiunga il cervello e il cuore, prevenendo aritmie cardiache indotte dal freddo.
Un elogio questo al grasso buono.
Il menarca
Perché si realizzi il menarca ( cioè la prima mestruazione ) oltre all’età è necessario che siano presenti almeno 8- 10 chilogrammi di grasso corporeo nella bambina, quantità ritenuta necessaria dalla natura per permettere il concepimento, la gravidanza ed il successivo allattamento del bambino.
L’adulto e la sua longevità
Contrariamente al dogma classico che vedeva il BAT scomparire dopo l’infanzia, l’imaging diagnostica moderna ha confermato la presenza di BAT metabolicamente attivo anche negli adulti, sebbene in quantità molto ridotte.
Negli adulti sani, l’attività del BAT è inversamente correlata al BMI, all’età e ai livelli di glucosio plasmatico.
Con l’avanzare dell’età, il tessuto adiposo subisce cambiamenti profondi che influenzano la longevità e la qualità della vita.
Il grasso viscerale ed ectopico
In età avanzata si osserva un declino della massa e dell’attività del BAT (spesso associato al “whitening” o sbiancamento del tessuto) e una ridistribuzione del WAT dal compartimento sottocutaneo a quello viscerale ed ectopico.
Col passare degli anni si riduce la presenza di grasso a livello sottocutaneo con un parallelo aumento di quello accumulato a livello addominale e peri viscerale.

Ma aumenta anche il grasso all’interno degli organi, come cuore, pancreas, fegato, muscoli, midollo osseo con indubbi effetti nocivi sulla loro funzionalità.
Questo grasso ectopico è quello che sicuramente compromette maggiormente l’aspettativa di vita, minando la nostra potenziale longevità.
In particolare l’accumulo di lipidi nel muscolo scheletrico (una specie di steatosi muscolare) che compromette la forza e la velocità di contrazione, accelerano l’insorgenza della sarcopenia e della fragilità fisica generale.
Tra i fattori di rischio per l’osteoporosi e conseguentemente di frattura è nota la magrezza, mente un modesto sovrappeso è da sempre considerato in qualche modo protettore rispetto a fragilità ossea e rischio di frattura.
Anche i forti e rapidi dimagrimenti possono facilitare sarcopenia, osteopenia, maggior rischio di cadute e fratture.
Un altro elogio al grasso buono.
Il ” paradosso dell’obesità “
Sappiamo che il concetto di “massa grassa funzionale” è cruciale per la salute dell’anziano.
Un fenomeno osservato in geriatria è il “paradosso dell’obesità”, per cui individui anziani sovrappeso (BMI 25-30 kg/m²) mostrano tassi di mortalità inferiori rispetto a quelli con peso normale o basso.
Questo suggerisce che una certa riserva di grasso e delle sue preziose cellule staminali mesenchimali possa fornire protezione durante periodi di stress catabolico o malattie croniche.
Tuttavia, la localizzazione del grasso rimane il fattore determinante.

Un elevata concentrazione di grasso viscerale indica una disfunzione del tessuto adiposo viscerale associata a più alto rischio cardiometabolico.
Mentre un’adeguata massa grassa sottocutanea “funzionale” è associata a una migliore sopravvivenza nell’anziano.
A cominciare dalla sua salute ossea e dal minor rischio di fratture.
La conservazione della “massa grassa funzionale” e la stimolazione del browning attraverso l’esercizio fisico rappresentano strategie chiave per
prevenire la fragilità e l’infiammazione cronica nell’anziano, concretizzando una vera e propria resilienza all’invecchiamento.
In conclusione, la salute metabolica non dipende dall’assenza di grasso, ma dalla sua corretta distribuzione, funzione e capacità di risposta agli stimoli ambientali.
Promuovere la “salute del tessuto adiposo” ed un elogio al grasso buono attraverso la nutrizione, l’attività fisica e l’esposizione controllata a variazioni termiche emerge come un pilastro fondamentale per la medicina preventiva e la promozione della longevità in salute.